Prof.ssa M. Rubino

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venerdì 5 ottobre 2007

MANIFESTO, CULTURA, ISTRUZIONE E MEDIA

Riporto alcuni paragrafi del manifesto del PD:

Sappiamo che la prosperità dell’Europa, e dell’Italia in particolare, dipenderanno dalla nostra capacità di sviluppare conoscenze evolute ed idee creative, di puntare sull'innovazione e la qualità dei nostri prodotti, valorizzando al meglio la straordinaria sedimentazione di competenze, gusto, cultura che proviene dall’ambiente in cui viviamo e dalla nostra storia.

Secondo noi si deve quindi investire di più nell’istruzione, nella ricerca e nell’arte, sapendo che la cultura è elemento costitutivo della civiltà europea e non uno mero strumento per la produzione.

Vogliamo assicurare un futuro alla cultura italiana favorendo la piena internazionalizzazione della nostra comunità scientifica, spesso segnata da eccessivo provincialismo. Vogliamo rafforzare e sviluppare un forte sistema pubblico di Università e centri di ricerca di eccellenza, affermando il principio dell’autonomia, della competizione tra le strutture sulla base di una valutazione rigorosa dei risultati, del rinnovamento generazionale su basi meritocratiche del corpo docente.

Crediamo in una scuola inclusiva, sempre più integrata in un sistema europeo della formazione, che garantisca effettivamente le pari opportunità, che valorizzi le differenze e che contribuisca a costruire un’etica pubblica condivisa intorno ai principi della Costituzione.

È nella scuola che si innestano le radici della cultura democratica e civile indispensabile ad una convivenza sempre più multiculturale.

Anche con la scuola si previene il teppismo, la violenza e il razzismo.

Per questo vogliamo restituire prestigio agli insegnanti. Vogliamo sostenere un sistema scolastico pubblico integrato (statale e non statale) che garantisca una elevata soglia di qualità ai percorsi formativi ed escluda i diplomifici.

Nel campo dell’istruzione superiore vogliamo dare un sostegno effettivo ai «capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi», di cui parla la Costituzione, perché possano studiare in centri di eccellenza di livello internazionale ed acquisire quella cultura cosmopolita che serve alla classe dirigente di un grande paese come l’Italia.

Vogliamo rilanciare l’industria culturale e della comunicazione italiana, essendo consapevoli che i media oggi costituiscono un settore strategico sia come veicolo di informazione e cultura sia come opportunità di lavoro altamente qualificato.

Questo settore nel nostro Paese è oggi più di altri ingessato a causa di una limitata concorrenza, ed in particolare a causa del carattere oligopolistico del mercato pubblicitario e televisivo che va a nostro avviso superato.

Non possiamo limitarci ad acquistare contenuti se non vogliamo condannarci da un lato alla subalternità culturale e dall’altro a stare fuori da una delle più importanti industrie globali.
Il cinema italiano è stato tra i protagonisti della cultura del Novecento.

È noto che il «racconto» è il cuore dell’identità culturale di un Paese e noi vogliamo che sopravviva e si diffonda. È importante, oltre che economicamente strategico, restituirgli il suo ruolo nella cultura internazionale.

A questo fine, non pensiamo a pratiche protezionistiche quanto ad incentivi per le produzioni europee che siano in grado di stare sul mercato mondiale.

Vogliamo che la musica, il teatro e le altre forme di espressione artistica siano parte integrante della formazione culturale e abbiano quindi l’attenzione e il sostegno necessari.

Vogliamo reagire allo scadimento della proposta televisiva puntando sulla qualità dei contenuti e l’obiettività dell’informazione, a cominciare dal servizio radiotelevisivo pubblico.

Vogliamo un giornalismo della carta stampata libero da condizionamenti e interessi
di impresa estranei all’attività editoriale. Vogliamo promuovere la libera circolazione dei prodotti dell’ingegno, anche attraverso le nuove forme di scambio rese possibili dalle tecnologie informatiche, se prive di fini di lucro, che consideriamo un fondamentale fattore di libertà, di eguaglianza e di diffusione della conoscenza.

Nel progettare l’Italia di domani, non possiamo peraltro dimenticare....

m.r.

mercoledì 3 ottobre 2007

CULTURA E POLITICA

Cari amici,
entriamo nel vivo della campagna per l'elezione della Costituente. Non vi è dubbio, se pure può sembrarvi ragionamento dagli esiti non immediati, non vi è dubbio dicevo che la costruzione di un nuovo partito passi attraverso la cultura. Voglio dire: attraverso una nuova cultura, attraverso la prospettiva di una nuova moltitudine di civili, tesi e coesi verso un obiettivo comune, che è quello di partecipare, civilmente e continuativamente, alla vita politica, ai problemi di tutti. Può esserci una nuova cultura politica? Possiamo tentare di lasciarci alle spalle acrimonia e sacrosanto disprezzo verso gli eccessi della "bassa" politica e credere che sia possibile azzerare, e ripartire con una classe dirigente migliore? Vogliamo tentare di credere nel partito democratico, somma di tutti i partiti e delle componenti riformiste del nostro paese? E creare una nuova cultura della vita politica attiva? Vogliamo provarci? Spero francamente di poter dare un contributo in questa fase di costruzione, di diffidenza e di speranza,
margherita