Tra gli altri,
il Partito Democratico va in cerca di
1) giovani e studenti
2) donne
3) adulti non mai politicizzati o disillusi dalla politica.
In questa fase iniziale, a
Genova, la ricerca e l’incontro avvengono con difficoltà.
Perché l’incerto scetticismo cittadino ingrigisce tanto le possibili speranze di un partito nuovo mentre l’antipolitica di un grande Grillo dilaga, colorata, da Quinto all’Italia?
Tra gli iniziatori del P.D. e la sensibilità delle persone stanno due precise aree di lontananza.
La prima, lo si è detto e ripetuto, è la sconsolata impressione che vengano riproposte
le stesse facce e metodologie riciclate da sempre.
Non è così, non proprio.
Vincenzi pro Veltroni divulgano l’allargamento a precise fasce di società civile;
gli universitari e i giovani di LaboratorioOtto sono già attivi, in giro per la città; tra amici e colleghi ci si interroga. Pochi però hanno inteso che non è questa la fase delle “facce diverse”.
Il 14 ottobre si vota per una Costituente che da Roma crei nuove regole:
quel giorno non si danno posti, non si distribuiscono cariche, non ci si iscrive al P.D. Chi vota le liste crea un meccanismo messo in moto da tipologie diverse di persone: politici e non, maschi e non, adulti e non, pare in uguale proporzione. La seconda zona di lontananza è più preoccupante, dal momento che non vi si bada affatto.
E’ l’insofferenza dei non addetti ai lavori al linguaggio, ai proclami di intenti, al politichese astratto.
Veltroni e il suo coordinatore nazionale , Peluffo, in incontri pubblici a Genova, tra
Festival dell’ Unità e Palazzo Ducale, hanno dato esempio di comunicazione chiarissima. E’ bello che il nascente P.D. non abbia i protagonisti e il linguaggio che ebbe agli albori la Lega o, qualche anno dopo, Forza Italia. Ma una via di mezzo ci sarà pure tra il parlare problematico a rischio di contorta autoreferenzialità e la rozzezza semplificatoria: un nuovo linguaggio è necessario. Sul genere di quello simbolico che sta usando, non senza articolare prima il pensiero, un artista che “ci crede” quale è
Moni Ovadia: “ Se non ci buttiamo su Veltroni, alla fine ci ribecchiamo Berlusconi”.
Margherita Rubino